| Sam Kaulitz
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Appena uscito dalla stanzetta squallida dove si erano tenuti i provini per un film altrettanto squallido, il ragazzino dagli occhi azzurri si passa più volte le mani tra i capelli, cercando poi di risistemare le ciocche bionde della frangia senza l’ausilio di uno specchio. La sua mente al momento è un vorticoso mantra di “Calmo, respira a fondo. Smettila una buona volta di tremare!” alternato ad un altrettanto perentorio “Io lo ammazzo quel deficiente! Prima mi mette in lista per questo film merdoso e poi neanche si degna di essere qui, il bastardo!”
Deficiente Bastardo è il suo manager ovviamente. Nome: Deficiente; cognome: Bastardo. Quando è incazzato, Sam lo pronuncia come se fosse una parola unica. DeficienteBastardo!
Fa uno sbuffo che è quasi un ringhio e si cava di tasca il cellulare nuovo - regalo di papà -, aprendolo con un solo gesto secco e scorrendo la rubrica in fretta.
Il numero che cerca è palesemente salvato sotto la D.
Digita veloce un sms infarcito di allegre minacce che vanno dal fantasioso “Prima di sfiguro e poi ti castro, che tanto non ti serviranno più!”, al più classico, ma sempre di grande impatto,“Sei licenziato!”. Pigia forte sul tastino dell’invio ed è così agitato che si accorge di tremare sul serio. Forse non avrebbe dovuto bere tutta quella pepsi prima del provino.
Insieme ai due espressi nel latte macchiato di quella mattina, facevano tipo...Bah!, decisamente troppa caffeina! Nonna Clothilde l’avrebbe fulminato se solo avesse saputo. Lo sa anche lui che non gli fa bene.
Il display luminoso del telefono lo informa gioioso che il messaggio è stato inviato e che colpirà il destinatario come una randellata sulle gengive tra:3... 2... 1... Sam sbuffa di nuovo. Questa volta è quasi un sospiro affranto. È più forte di lui, nonostante il veleno che sputa si è già pentito di tutti quegli insulti.
Richiude il cellulare e lo fa scivolare nella tasca dei jeans, mordicchiandosi il labbro inferiore in cerca di qualche parola di scusa che - al contrario - non riuscirà mai a pronunciare. Trascina le sue converse blu sul pavimento verde mare ancora un po’. La plastica bianca degli inserti è lucida ed illibata, luccica come se fossero ancora nuove.
Quando finalmente solleva gli occhi azzurri da quella meraviglia, ne incontra un paio marroni, leggermente ambrati, che vengono rapidamente classificati come “da malato al fegato”, e parte il terzo sbuffo della giornata.
“Oh, no! Ci mancava pure il molestatore pedofilo...!” pensa, notando che l’unico posto libero è inevitabilmente quello accanto al vecchio marpione e decidendo seduta stante di sbattersene altamente e di occuparlo con tutta la grazia dei suoi 47kg di peso.
Lo studia, avvicinandosi: è davvero un caso senza speranza. Ha pure il capello lungo e brizzolato da figo in età avanzata o presunto tale...eww! Gli viene il vomito come quando sua mamma guardava E.R. E gli occhi da malato al fegato continuano a seguire ogni sua mossa.
Sedendosi alla sua sinistra - ben attento a troncare ogni invito alla conversazione, fissando interessatissimo l’aria che ha davanti alla faccia - il pensiero di Sam è uno solo: “Se adesso mi offre delle caramelle però, me ne vado...!”
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